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.ottobre 2007


Quante emozioni sotto rete


Una storia di sport e amore per la propria terra, "all'ombra della rete". Sta per iniziare la nuova stagione di pallavolo

di Vincenzo Lapenta (Cecetto)

Si va via sempre con la speranza di ritornare.
Lo dicevano i nostri nonni emigrati all’inizio del ‘900 o dopo la seconda guerra mondiale, lo ripetiamo, purtroppo, anche noi ragazzi del Duemila. Lasciare tutto, casa, famiglia, amici, per inseguire un sogno o un’ambizione, spesso solo per uno stipendio, per una prospettiva di vita che nelle nostre zone è troppe volte negata. E’ successo anche a me che però non ho mai staccato il cordone ombelicale con la mia terra.
“Voglio tornare e tornerò” era quello che mi ripetevo ogni giorno. E con il passare degli anni la speranza si faceva sempre più desiderio.
Fin quando arriva una telefonata e io, felice come un bambino davanti all’insegna di un luna park, raccolgo le mie cose, archivio una parte della mia vita e corro di nuovo verso casa. Lo chiamano “trasferimento”, per me è la svolta. Me ne accorgo subito: in dieci anni di assenza le cose sono cambiate, gli amici cresciuti, tu stesso non sei quello di prima.
Allora, per ritrovare quel contatto interrotto tempo prima, ti metti alla ricerca di qualcosa che possa riportarti alle atmosfere di quegli anni in cui l’unica certezza che avevi era di non essere mai solo.
Subito quella strana e inconsueta sensazione di sentirsi spaesato a casa tua, ma ci pensano gli amici di sempre a riportarti con i piedi per terra. E’ bastato veramente poco, un niente, fare un giro alla “radio” (sede del CSC), per riprendere i contatti con la squadra di pallavolo.
E’ stato un ritrovarsi reciproco e naturale perché il potere di una passione sta nell’unire.
In campo si è tutti fratelli, tutti tesi ad ottenere lo stesso risultato. Per questo lo sport è un favoloso collante per i rapporti umani ed io l’ho sperimentato sulla mia pelle.
Venerdì sera allenamento, sabato o domenica la partita. Vittorie, sconfitte, soddisfazioni e amarezze, tante risate.
Inserito in un gruppo di ragazzi giovanissimi, che non avevo mai visto se non quando erano troppo piccoli per riconoscerli a distanza di quasi dieci anni e “vecchi” senatori con la stessa grinta di sempre: Antonio, Felice, Rosa, Domenico.
Mi sono sentito parte di un progetto che va oltre le linee del campo.
Ho rivissuto tante emozioni del passato, vivendole però con la maturità dei miei trent’anni. Sensazioni semplici ma piene.
Come quando, dopo aver fatto i salti mortali per trasferire il mio “cartellino” da una società milanese in cui giocavo, alla CSC, ho potuto esordire nel derby contro il Villa D’Agri. E che esordio, visto che abbiamo vinto 3-1 contro l’avversario più atteso.
Siamo ragazzi e meritiamo il tifo di tutto il paese, non perché siamo infallibili, ma perché ci mettiamo il cuore, ci impegnano con passione, ci divertiamo nel vero senso della parola, senza però trascurare l’aspetto tecnico che ci ha consentito di ottenere buoni risultati in un campionato di serie C molto competitivo.
Si dice spesso che a Moliterno le cose sono immutabili e che se cambiano possono farlo solo in peggio. Alla CSC non è così e il segreto sta tutto in un parola poco pronunciata dalle nostre parti: entusiasmo, quello vero.
Volete vederci alla prova?
Allora l’ appuntamento è con il prossimo campionato di serie C.

Vincenzo Lapenta (Cecetto)


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