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.ottobre
2007
Grillo,
il V-day e la politica
di Raffaele
Acquafredda
Sono trascorsi più di venti giorni dal V-day ed
ancora non accenna ad assopirsi la travolgente onda moralista scatenata
da Grillo, il quale attraverso il suo blog è riuscito in
questi ultimi anni a coinvolgere tante personalità e soprattutto
gente comune che forse, per
la prima volta in questi ultimi anni si è sentita ascoltata da
qualcuno e in più ha potuto dare il proprio contributo
in tema di politica ed altro.
Tutto sommato la ricetta proposta dal comico genovese non è altro
che la sintesi della funzione, una volta cagionata dai partiti, della
partecipazione popolare.
In pratica, colui che viene definito leader dell’antipolitica, è
da considerarsi di fatto trale rare espressioni partecipative popolari,
avvantaggiato dall’evoluzione tecnologica, supplendo così
alla “chiusura” dei partiti.
La classe politica ha definito Grillo un “guru”, qualcuno
che ipnotizza le folle. Credo chemolti politici non abbiano capito il
senso di ciò che può essere definito a tutti gli effetti
un movimento. Oppure ne hanno ben inteso la reale minaccia,
quella di un virus che attacca il sistema auto garantista dei politici
ma soprattutto dei partiti, che solo apparentemente vogliono una vigorosa
sterzata della politica, quando per sterzata si intende non solo un cambiamento,
ma un avvicinamento ai problemi della gente.
Doverosamente va riconosciuto a Grillo l’indubbia capacità
di aver creato dalla base un movimento che sintetizza il malcontento
verso l’intera classe politica, di destra e di sinistra,
oltre ad aver saputo coniugare il proprio lavoro all’utilità
di chi ha il dono di parlare a grandi numeri di persone.
I politici non hanno compreso, però, che il numero sempre crescente
di persone che osanna Grillo, lo ascolta soprattutto perché sente
proferire a lui ciò che vorrebbe non solo sentire, ma sopratutto
fare da qualcuno di loro. Ma la politica è troppo impegnata
ad ascoltare se stessa, tanto da perdere di vista il proprio
ruolo, quello di rappresentare ed esercitare il potere non grazie al popolo
ma per il popolo. Vorrei citare Don Lorenzo Milani: ”Ho imparato
che il problema degli altri è uguale al mio.
Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è
l'avarizia”.
Il solo impegno dei politici ha seguito del V-day è stato quello
di screditare Grillo anziché ascoltare e comprendere il perché
di tanto consenso.
Non si vuole neppure riconoscere che il Paese ha bisogno di un qualcosa
riconosciuto dal diritto elementare. La gestione del buon padre
di famiglia.
Quindi razionalizzazione della spesa, strigliata ai “figli”
fannulloni (tanto per non fare disparità), misurare la propria
capacità di reddito e ridurre il debito quando si vince un tesoretto
al “superenalotto”. Proprio come in una normale famiglia.
E se poi resta qualcosa si può andare anche a mangiare una pizza.
Ciò che ha contribuito ad aumentare la distanza tra politica e
cittadini senza dubbio è la legge elettorale che ha
raggiunto il suo culmine con l’istituzione delle liste bloccate,
ovvero l’impossibilità da parte del cittadino di esprimere
la propria preferenza al candidato di un partito che ritiene valido.
Si può tranquillamente affermare senza ombra di smentite che oggi
il parlamento l’abbiano deciso i segretari di partito e non i cittadini.
Rammarica anche che i massimi critici della legge elettorale approvata
dal centro-destra nella passata legislatura siano stati i due maggiori
partiti dell’opposizione di allora DS e Margherita, principali attori
del Partito Democratico che per eleggere i propri delegati ha scelto la
stessa formula delle liste bloccate in piena coerenza (?) con la “mission”
del nuovo partito “democratico” che si proponeva il coinvolgimento
della società civile.
Tanto per non perdere l’abitudine ad auto tutelarsi con cariche
che garantiscono una postazione. Poco importa se per fare questo tocca
allestire un nuovo carrozzone, tanto paga Pantalone.
Raffaele
Acquafredda
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