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ottobre 2005


(RI)VIVERE in Pacs all’insegna di Francesco. ..di Michele Latorraca


Voglio approfittare dello spazio che mi regala Rivivere per ritornare su argomenti che sono stati trattati sullo scorso numero da “penne” importanti della rivista moliternese. Il caso, infatti, ha voluto che la mia attenzione venisse focalizzata su due articoli che mi hanno profondamente colpito, uno in maniera negativa l’altro in maniera positiva anche se critica. Uno dei “pezzi” peggiori scritti da Antonio Rubino è quello intitolato “Le unioni di fatto non sono famiglie”. Una cosa che ci accomuna con Antonio è la passione per determinati argomenti anche se da sponde profondamente contrapposte, però le banalità e le inesattezze di quell’articolo vanno al di là della diversità di opinioni. Innanzitutto dire che noi radicali siamo peggio dei radicali liberi che provocano l’invecchiamento è un’assonanza poco simpatica e sicuramente priva di stile. Passando ai contenuti volevo sottolineare come banalità l’affermazione che le unioni di fatto non sono matrimoni, banale anche commentarlo e per questo mi astengo. Per quel che riguarda le inesattezze, volevo chiarire che con i PACS ( patti civili di solidarietà) non si vuole affatto equiparare convivenza e matrimonio si vuole semplicemente cercare di definire una serie di garanzie giuridiche per chi sceglie la convivenza e non il matrimonio, proprio quello che Antonio, in una serie di contraddizioni, riteneva una strada percorribile. Infine una domanda ad Antonio, come definiresti, se non famiglia, due persone che vivono insieme, che progettano insieme presente e futuro, che magari hanno anche dei figli ma che non sono sposati? A te l’ardua sentenza.
In modo diametralmente opposto mi ha colpito l’articolo di Rocco Rubino su San Francesco. Personalmente sono un appassionato della figura di Francesco e credo che se il suo insegnamento venisse recepito da ognuno di noi, sarebbe un mondo diverso e probabilmente migliore, per questo mi piacerebbe che questo insegnamento guidasse l’attività della Chiesa. Sembrerò il solito polemista anticlericale, me ne scuso, però come dice Rocco la scelta di Francesco è stata ed è quella di privilegiare i poveri, gli ammalati, i diversi e gli emarginati, scelte che non mi sembrano prioritarie nella Chiesa di oggi; infatti nonostante i notevoli introiti dell’otto per mille (adesso non pagheranno neanche l’ICI), solo il 18,5 % viene destinato ai poveri d’Italia e del mondo, il resto viene destinato per il sostentamento del clero e per esigenze di culto; la Chiesa, inoltre, ha voluto contribuire pesantemente al blocco dei finanziamenti di una parte importante della ricerca scientifica per la cura di diverse malattie, prendendo posizione contro l’utilizzo delle cellule staminali embrionali; senza considerare le diverse dichiarazioni rilasciate da importanti prelati nei confronti degli omosessuali (diversi?) o degli appelli ad accogliere in Italia solo immigrati cristiani. Francesco non trova piena dimora in questa Chiesa, non a caso nella storia della Chiesa nessun Papa ha mai preso il suo nome. Ma mai dire mai, le Vie del Signore sono infinite. W Francesco.

Michele Latorraca


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La risposta di Antonio Rubino


I cattolici, il Papa, le leggi e i radicali. Le difficoltà di dirsi credenti in un’epoca scettica........di Antonio Rubino

Caro Michele, ti ringrazio di dare ancora occasione di dibattito, il tono formale dell’articolo non prenderlo come un distacco, ho seguito un po’ le regole giornalistiche ed evitato il tono diretto per esprimere meglio i concetti. Tanto ci vediamo, e…parliamo a voce.
Dire che i radicali sono pericolosi come i radicali liberi che provocano l’invecchiamento, è un’assonanza pittoresca, non offensiva, forse per certi versi una caduta di stile. Ma spesso le cadute di stile si hanno quando si dicono cose che si pensano veramente. Il problema dei Pacs, forse nell’articolo “Le unioni di fatto non sono matrimoni”, non si capisce bene, non è tanto il fatto di riconoscere o meno una famiglia in due persone che convivono.
Non possiamo, visto che di “umana specie”, permetterci di dare queste “ardue sentenze”, ma il problema posto è che costituzionalmente, “garantire-garanzie” giuridiche per le convivenze come quelle richieste dai radicali, significa sovvertire il testo costituzionale, significa ancora una voltagirare alla rovescia tutto.
La “pericolosità” che si può scorgere nei radicali è proprio quella di eliminare punti di riferimento, in una società che non chiede altro che punti di riferimento, quella di urlare e combattere in nome della libertà, ma, lo si ripete a ragione, di una “libertà anarchica”. Sulla questione della Chiesa, dell’ICI, dell’8 per mille, il parere dei radicali diventa polemico ed infondato. Perché? Perché è il parere degli anticlericali, essere anti-, significa solo polemizzare. Parliamone della Chiesa di oggi, che forse non è la vera dimora degli insegnamenti di San Francesco, parliamone di come viene speso l’8 per mille, che ai poveri arriva poco. Parliamo della “politica” della Chiesa. Ma non parliamone da anti-, parliamone da cittadini, laici, credenti o no. Un esempio lampante di tuttonciò, che fa riflettere, è il fatto che si siano avviate nuove tecniche per l’utilizzo delle staminali embrionali, senza che la vita dell’embrione venga messa in pericolo. Perché allora accusare la Chiesa di ritardare la ricerca scientifica? Io direi che le sottigliezze, i particolari non sono sempre tralasciabili, e la “pericolosità”(occhio è virgolettata) dei radicali sta nella superficialità della contestazione. Ma parliamo anche della fede, perché mentre si difendono (giustamente, se nei limiti) i diritti degli omosessuali, ci si dimentica di altre discriminazioni.
Tra gli individui al giorno d’oggi più discriminati, c’è l’uomo che si dice credente in un’età scettica, che ha fede. Mentre si accusa la Chiesa di ingerenze e di voler a tutti i costi dettare legge, si compie un grosso sbaglio, si sminuiscono valori, tradizioni, criteri valutativi, sentimenti.
Questo demolire fa si che i rapporti tra i vari individui si vadano assottigliando, con la pericolosità, di accusare paradossalmente la Chiesa di voler creare uomini che non abbiano capacità di pensare, e rompere i legami tra individui creando un uomoatomo, una massa. Così, al giorno d’oggi l’uomo che si dice credente è inascoltabile, medievale (nell’accezione negativa del termine) oscurantista. Bisognerebbe riflettere su questo, e non tentare la rivoluzione a tutti i costi, quando concezioni come i Pacs, come la fecondazione assistita, richiedono attenzione e non banalizzazione.
L’uomo che si dice credente, che parla di fede, è subito collegato all’8 per mille mal distribuito, l’uomo che fa diventare il credere un atto pubblico, che si fa il segno della croce è oggi oggetto di una nuova persecuzione. Si è così tanto estremizzato il concetto della “Chiesa padrona”, che si è finiti per inneggiare a San Francesco senza pensare minimamente a Dio. Lo sbaglio che si fa è quello della guerra culturale. Che si possano prendere come esempio una volta per tutte gli insegnamenti di Francesco. “Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto:<<Il Signore ti dia la pace>>.” Che poi nessun papa si sia chiamato Francesco, non è certo disattenzione verso il Santo di Assisi. Visto che le Vie del Signore sono infinite, chissà che un giorno avremmo, Papa Francesco I per la gioia dei radicali e di tutti gli uomini, chissà finalmente un giorno... tutti in pace. Speriamo! “E’n la sua volontade è nostra pace: ell’è quel mare al qual tutto si move ciò ch’ella cria o che natura fece.”

Antonio Rubino

 
   
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