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..maggio 2006

"Oh mare nero, mare nero"

Tanto petrolio in Val d'Agri e poca occupazione

Pensiamo a quella canzone di Battisti… “O mare nero, o mare nero..”, la ricordiamo tutti. Tutti sentendola penseranno al grande cantautore italiano, i lucani che vivono in Val d’Agri, no,npenseranno al petrolio.
Lo sviluppo, un sogno per molti lucani. Un sogno, che ha il colore del prezioso oro nero, essendo la Basilicata, “il più importante polo petrolifero italiano”.
Attualmente i pozzi attivi sono 47, con una profondità media di seimila metri. L’attuale serbatoio energetico è di 920 milioni di barili di olio: 500 milioni in Val D’Agri e 420 milioni nel giacimento Tempa Rossa Alto Sauro. A pieno regime la produzione petrolifera lucana sarà di 150 mila barili al giorno. Ma ci siamo mai chiesti per quanti anni, lo sfruttamento petrolifero coprirà il territorio lucano? Secondo gli esperti solo 25 anni. Il protocollo d’intesa, che stabilisce come utilizzare le risorse petrolifere, è stato firmato nel 1998-99 dal consiglio dei ministri e della regione Basilicata. Esso prevede royalties per lo sviluppo del comprensorio, interventi infrastrutturali, promozione imprenditoriale, animazione produttiva, salvaguardia ambientale e ricerca scientifica, nonché tutela dell’architettura paesaggistica e dei centri urbani. Il valore delle royalties è di un miliardo di euro, circa il 7% del valore del petrolio.
Sulla questione si confrontano due opinioni opposte. L’ex presidente della regione Basilicata ha affermato che “l’esperienza in corso in Val D’Agri è la più concreta ed originale sperimentazione di quella che è stata chiamata la via lucana allo sviluppo sostenibile”.
A smentire questa opinione è stato Marco De Blasi, Legambiente Basilicata, che ha dichiarato che “la via della valorizzazione della tutela del patrimonio ambientale e culturale è probabilmente l’unica possibilità di sviluppo che è ancora percorribile per le aree interne della Basilicata”. Chi dei due avrà ragione? Il politico o l’ambientalista?
Sicuramente la posta in gioco è alta, si parla di 20 miliardi di euro. Ma i 30 comuni interessati della dorsale appenninica cosa ricaveranno da questa risorsa? Soltanto cattivo odore, inquinamento, malattie o cos’altro? Chi darà queste risposte? Si parla di alti rischi ambientali per l’aria, per l’acqua e per il suolo. Attualmente i soli dati che abbiamo a disposizione sono quelli forniti dall’ENI, poiché non è ancora stata realizzata, come previsto dall’accordo del 1998, la stazione di monitoraggio ambientale. Questa non è l’unica cosa che non è stata fatta. Sono tante le “incompiute”, opere promesse e rimaste a metà. Mancano all’appello ancora, la costruzione della Saurina, l’ultimazione della Tito-Brienza e l’ultimazione dell’aviosuperficie di Grumento.
Ma il problema più grave e che affligge ancora tutta la Lucania è l’emigrazione che continua ad aumentare dalle aree interne.

Concetta Coringrato



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