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.luglio 2007


Tu qualunquista 2007


di Michele Latorraca


Caro qualunquista, mannaggia a te. Innanzitutto per una piccola correzione, al tuo articolo del marzo 2006 non ti rispose soltanto il Sig. Antonazzo, ma, ahite, anche il sottoscritto.
E rileggendo l’articolo pubblicato sullo scorso numero, devo ridirti mannaggia a te.
Ma è un mannaggia di invidia.
Io, nelle mie analisi e valutazioni, contrappongo il pessimismo della ragione con l’ottimismo della passione, tu invece hai dalla tua una dote invidiabile: l’ottimismo della ragione.
Prendi spunto dai sondaggi e analisi di Mannheimer (di cui confesso di non avere grandissima stima) per lanciare un monito ai politici locali, ricordandogli che sono finite le rendite di posizione, che le ideologie intransigenti sono finite e che l’elettore può spostare il suo voto da una parte all’altra con facilità. P
erò ti invito a fare un confronto con la realtà che viviamo.
In un Paese effettivamente libero e democratico, i cittadini si recano alle urne e votano in base ai risultati raggiunti da chi ha governato in precedenza, in base ai programmi ed eventualmente in base al carisma e alla fiducia che il candidato ispira. Siamo sicuri che questo succede alle nostre latitudini? Mi tocca ripetere un concetto già espresso tempo addietro. Quello che io chiamo contrapposizione fra convinzioni e convenienze. Spesso non si vota per le convinzioni politiche, ma per le convenienze che questo voto può portare secondo le valutazioni dell’elettore, e questo più è vero quando più vi è un disagio economico-sociale elevato.
Vogliamo escludere che questa sia la motivazione principale della maggioranza degli elettori lucani? Magari è dietrologia, peccaminosa, ma credo di essere nel vero. Neanche Tangentopoli, e chissà la Procura di Catanzaro, sono riusciti a scalfire minimamente il potere dei potentati locali, di sinistra, centro, destra che dir si voglia.
Vogliamo credere veramente che il 66% dei lucani si riconosca nello slogan: “Basilicata che bello”? Sarebbe una strana concezione della bellezza.
Ahimè stavolta, rimango col mio pessimismo della ragione contrapposto sempre dall’ottimismo della ragione.

Michele Latorraca


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