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.gennaio 2007


Ma dove sono i moliternesi?
di Antonio Rubino

Partecipazione, dibattito politico, coesione sociale. Moliterno deve riscoprirsi

“Il moliternese è di indole docile e di carattere bonario; vive nel rispetto della Legge ed all’ordine pubblico;ubbidisce a chi meglio sa comandare, nonostante che sia capace di momentanei risentimenti è un tipo opportunista, perché ha sempre nelle vene il sangue del mercante, ed anche perché, essendo di fino accorgimento batte quella via che più gli offre garanzia di quiete pel pacifico espletamento delle sue faccende”.
Se qualcuno in questo tecnologico 2007 si chiede perché i Moliternesi si sono sempre più allontanati dal dibattito politico e dall’idea di costruire una comunità coesa ed efficiente, potrebbe trovare le risposte nelle parole dell’inizio del secolo scorso di Vincenzo Valinoti Latorraca.
In “Monografia storica della Città di Moliterno”, così è presentato il Moliternese, con una prosa dolce e docile,come gli stessi abitanti che, pacifici, vivono all’ombra della torre. Ma la prosa dolce serve solo da velo ad un’affermazione che si legge tra le righe, il Moliternese, vuoi per le tradizioni commerciali, vuoi per chissà cosa, è uno che sa vedersi i fatti suoi, è chiaramente un’opportunista.
Forse per questa sorta di egoismo (non è forse proprio il termine giusto), noi Moliternesi non formeremo mai una comunità proficua, tutti ad inseguire l’angolo di cielo personale. Ma non è opportuno credere a indoli genetiche.
E’giusto ribadire ancora che le differenze sono l’anima di una vera democrazia, ma le differenze Moliternesi (di vedute, ideologiche, sociali) sconfinano non in dibattiti seri, che possano portare ad una seria conclusione, ma in diatribe inutili dove ognuno fa valere “il sangue del mercante”che gli scorre nelle vene. Andiamo per esempi, perché dal tempo dei volantini anonimi stupidi e inconcludenti siamo arrivati all’era del silenzio.
Il Parco della Val d’Agri “rischia” di avere la sede a Moliterno. Oltre agli addetti ai lavori, chi si interessa, non al dibattito sull’assegnazione della sede, ma su che benefici potrebbe portare? Vuoi vedere che anche “il sangue del mercante”non serve più da sprone ai Moliternesi. Chi ci dice qualcosa sul parco invece di propinarci solo le decisioni? Sembrerà stupido ma i Moliternesi sono divisi addirittura nello sport e, cosa più grave mai si riesce ad avere una ampia partecipazione pubblica ad eventi aperti all’intera comunità.
“I cittadini di Moliterno” ancora parole di V.Valinoti Latorraca “sono tutti cattolici convinti: l’uomo è più religioso di quanto appare, sebbene vada poche volte alla Chiesa….(…)Nei festivi, tanto gli uomini quanto le donne, ascoltano la messa…” Se non siamo uniti allo stadio, su faccende che ci interessano, almeno quando si parla di religione dovremmo rispecchiare le parole del nostro concittadino Valinoti Latorraca, è indispensabile unità e carità tra “cattolici convinti”.
Ma noi Moliternesi siamo uniti dal punto di vista religioso? Siamo un’unica comunità? La disputa è difficile quanto poco proponibile? Alle coscienze l’ardua sentenza. Esempio duro.
Come in ogni paese di 4.600 abitanti tra i vicoli, in piazza e nella case c’è un gran da fare a criticare l’operato di chi amministra.
“Il sindaco incontra la cittadinanza”: esposizione di attività, proposte e quant’altro. “Qualcuno vuole dire qualcosa?”. Risultato: silenzio. C’è chi prende appunti e chi registra per programmare altri incontri unilaterali, ma chi parla? Nessuno. Dove è l’opposizione tanto intenta alla contestazione. Preferisce solo il nero su bianco? Non ha una faccia?
Visto che la maggioranza è spesso un muro di gomma, che fine ha fatto il sano dibattito? Che fine hanno fatto quei “momentanei risentimenti” dei tempi che furono? Solo in alcuni campi vale il “sangue del mercante”? E dove era il sangue dei mercanti quando Moliterno perdeva il suo ruolo economico egemone sulla valle a vantaggio di Villa d’Agri? Dove erano i mercanti? Arroccati all’ombra della torre, ancora inetti a sfruttare nuove vie di slancio per il paese, intenti a tirare l’acqua al proprio mulino? Ieri come oggi, nessuno è “mercante” per il bene del paese, tutti siamo “mercanti” quando dobbiamo rivolgerci a qualcuno “che ci comanda”: troppo pericoloso dire la nostra. Così si è arrivato al silenzio, dall’anonimato dei volantini e del forum del sito web del comune, al silenzio degli incontri del sindaco con la cittadinanza.
Si potrebbe dire tanto e ancora tanto, ma mentre prima potevamo essere uniti sul dire che Moliterno non era morto, ora possiamo e dobbiamo essere uniti solo nel cercare di salvare Moliterno.
Concittadini, non corriamo il rischio di avere paura di metterci contro qualcuno, perché la vera democrazia è anche contestazione propositiva. Non abbiamo paura di chi vuole sentire parlare solo bene se no ti tappa la bocca. Moliterno può ripartire, i giovani potranno avere un futuro all’ombra della torre solo se “il sangue del mercante” diventa un elemento di coesione per la comunità. Non possiamo lasciare Moliterno in silenzio, nella paura, nell’ottica di: “meglio starsi zitti che un domani possiamo avere bisogno”. Crediamo nella meritocrazia, crediamo nello spirito comunitario, crediamo nella democrazia. Per risollevare Moliterno c’è bisogno di coesione sociale e partecipazione democratica.
Dove è la faccia di chi si assume la responsabilità di una sana contestazione? Dove è il coraggio intellettuale di firmare un documento dove si prende una posizione? Dove sono i “mercanti” della Molitrerno laboriosa, che discorrendo stanno attribuendosi un significato dispregiativo quando invece devono essere un’anima propositiva? Dove sono i Moliternesi?

Antonio Rubino

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