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.febbraio 2006


“I Fiori del latte”: fior fiore di commedia .. ..di Antonio Rubino

In scena l’11 febbraio al teatro Pino. Abbiamo intervistato l’autore e l’attrice Veronica Mazza

“I fiori del latte” è una commedia irresistibile. Portata in scena dal Mitar Group, la regia è di Eduardo Tartaglia autore del testo ed attore insieme con Mario Porfito (il famoso ispettore Ramaglia della serie televisiva di Rai Tre “La Squadra”) e Veronica Mazza (attrice de “Un Posto al Sole”).
La scrittura di Tartaglia è veloce, piena di ironia, mai banale. Le scene si susseguono con rapidità magicamenteteatrale e sono sempre verisimili.
“I fiori del latte” è il nome di un caseificio di un qualche paese della Campania, una sorta di oasi biologica dove tutte le normative, le tendenze ecologiche sono rispettate, ma… Ecco il “ma”della commedia, dove si sfiora la tragedia, la si rischia, ed in questo lambirla i personaggi sono vicino al dramma, ma paradossalmente nel dramma si accentua la vena comica, si accentra il vero ritmo comico della commedia.
Prima della inaugurazione, Aniello uno dei due cugini titolari del caseificio, scopre un bidone arrugginito contenente probabilmente dei rifiuti sotterrato proprio vicino al recinto delle bufale. I prodotti genuini, naturali, anni ed anni di lavoro sono veramente a rischio. Davanti a questo problema, nasce l’intrigo della rappresentazione, con una continua scoperta di verità e bugie, un continuo celare ed apparire, un uscire ed entrare di elementi e vicende. L’enigma è se denunciare, verificare e quindi mandare all’aria il lavoro di una vita oppure fare finta di niente. I personaggi diventano così irresistibilmente comici proprio nel momento in cui grava su di loro il fardello di una scelta tanto difficile. A tratti sembra che i protagonisti siano coraggiosi e decisi, ma subito decisione e coraggio sono velati di inettitudine e paura. Alla fine una decisione è presa: bisogna scoprire cosa c’è sotto terra.
I due cugini scaveranno e troveranno un antico bronzo e da vittime di una truffa molto complessa si trovano accusati di essere ladri di oggetti antichi. Insieme alla vicenda principale nascono tante storie satellite di corruzione, di ispettori sanitari che inducono a cose illecite, di un immigrato russo, problemi del nostro presente, di normale quotidianità e grandi problemi dei nostri giorni.
In scena c’è la realtà. Una realtà rapita dalla sguardo dell’autore e adagiata sul palcoscenico in una commedia esilarante, tutta da vedere.
Dopo aver visto questa commedia, si esce consapevoli che veramente il teatro può tornare ad essere pedagogicamente importante, che la comicità è un veicolo per divertire e dare messaggi forti.
“I fiori del latte” è una commedia veramente di buon livello, dopo averla vista si può veramente parlare del “teatro di Eduardo”, di Eduardo Tartaglia.

Antonio Rubino


INTERVISTA CON V. MAZZA E E. TARTAGLIA
di Antonio Rubino e Pasquale Calabria

Veronica, dal grande schermo di Rai tre, al Teatro Pino di Moliterno, come ti è sembrata questa cittadina e il pubblico di questa sera?
Una città bellissima, che ti colpisce subito. La tutela dei luoghi, l’attenzione per l’arte la rendono una bellissima cittadina, veramente ben curata. Il pubblico poi è fantastico, recettivo ed attento.
E’ un pubblico che non hai mai perso l’attenzione ed è stato molto caloroso.

Dal tuo punto di vista in questa commedia di Tartaglia in cui reciti, vi è uno scopo della rappresentazione?
Si racconta una storia del nostro tempo. Si racconta il nostro tempo. Lo abbiamo fatto divertendo.

Inquinamento, corruzione, temi scottanti…
Veniamo da una terra, la Campania, che si confronta quotidianamente con questi gravi problemi, la commedia è realistica in questo. Moliterno sappiamo ha una grande tradizione gastronomica legata ai prodotti caseari, il messaggio della commedia sarà sicuramente forte per il pubblico di questa sera.

Eduardo Tartaglia, lei è l’autore di questa commedia, una rappresentazione legata alla realtà, a fatti gravi, al nostro tempo.
La commedia, il teatro, sono un ottimo canale per riflettere su problemi del nostro tempo. Questa commedia rappresenta una sensibilità a questi disagi, a questi nei del presente che viviamo. Divertiamo il pubblico con la nostra comicità, ma mettiamo in luce dei vizi della nostra società, lasciamo riflettere, lasciamo un messaggio.

Il teatro ha dunque una sua funzione pedagogica?
Certo. Il teatro deve avere questa funzione. La comicità è un mezzo unico per perseguire questo scopo, uno scopo che per noi che facciamo teatro diventa quasi un dovere. Noi dobbiamo rispondere ad un desiderio di divertimento del pubblico, ma la nostra comicità non può essere legata a semplici gag, deve portare ad un ragionamento, non può essere tutta leggerezza, il pubblico deve potersi rispecchiare in alcune scene e riflettere. Altri tipi di comicità sono da lasciare alla Tv.

Gli episodi di questa commedia hanno fatto ridere tantissimo il pubblico, ma i fatti della rappresentazione, visti con distacco fanno davvero riflettere, sono veri e per certi versi tragici.
Diceva Eduardo De Filippo che la comicità vera viene tratta proprio dalla tragedia. I personaggi di una commedia. Come gli uomini nella vita, quando vivono il dramma diventano buffi, comici, grotteschi, irrimediabilmente fanno ridere.

Due parole su Moliterno ed il pubblico moliternese…
Un paese bellissimo, che colpisce subito. Il pubblico devo dire manifesta un’attenzione particolare, è veramente competente, l’attenzione non calava, nelle scene importanti si notava un aumento di concentrazione. Un pubblico competente è sempre unottimo pubblico.

Le stagioni teatrali portano buoni frutti, dunque?
Senza ombra di dubbio.

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