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Primo Piano - dicembre 2007 .(4°).
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Alla
luce delle problematiche ambientali: meglio le fonti alternative o il
nucleare?
di Carmine Di Lascio
La necessità di ottenere energia da fonti che
non siano quelle tradizionali (petrolio e carbone) sta spingendo il Fornitore
di Energia Elettrica a cercare nuovi mezzi e tecnologie da impiegare per
la produzione di corrente elettrica.
Allo stato attuale è possibile utilizzare l’energia
contenuta in natura da varie fonti come il sole, il vento, l’acqua,
il calore endogeno della Terra… che, opportunamente impiegate,
possono significativamente contribuire a soddisfare il fabbisogno energetico
nazionale: si tratta dell’utilizzo delle FER (Fonti Energetiche
Rinnovabili) il cui impiego è anche normato dal D. Lgs
79/99, meglio noto come Decreto Bersani, il quale impone al fornitore
di energia elettrica di introdurre nel mercato una quota derivante dall’utilizzo
delle FER pari al 2% del consumo annuo nazionale. Questa quota può
essere prodotta all’interno dell’azienda stessa o acquistata
dall’esterno. Questo anche per consentire la tutela dell’ambiente,
che negli ultimi anni sta subendo delle reiterate violenze da parte soprattutto
dei nuovi paesi emergenti (Cina e India).
In virtù della salvaguardia ambientale è stato firmato il
protocollo di Kyoto, nel quale i Paesi firmatari si impegnano
a ridurre l’emissione di gas serra del 5,2% rispetto al valore mondiale
del 1992 nel quinquennio 2008 – 2012.
Proprio l’utilizzo delle FER potrebbe consentire un notevole abbattimento
dei suddetti gas serra. Basti pensare che la sola energia prodotta dai
700 MW di impianti eolici rientranti nella normativa CIP 6/92 (che fissa
le tariffe che l’ENEL deve corrispondere al soggetto – pubblico
o privato–fornitore di energia elettrica) garantiscono l’abbattimento
di circa 1,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2), circa
2000 tonnellate di biossido di zolfo (SO2) e più di 2500 tonnellate
di ossidi di azoto (NOx) all’anno.
Gli apporti più importanti di energia rinnovabile derivano
da biomasse, eolico e solare, ed un grande aiuto potrebbe derivare dall’utilizzo
e livello residenziale di tale risorse (mini impianti eolici, sistemi
fotovoltaici ad inseguimento, collettori solari termici per la produzione
di acqua calda sanitaria e caldaie e pellets per il riscaldamento degli
ambienti) anche considerando che le varie fonti si integrerebbero a vicenda
su base annua e le eccedenze di corrente elettrica sarebbero acquistate
dall’ENEL ad un prezzo mediamente triplo rispetto a quello applicato
dallo stesso Ente per la fornitura.
Oppure si potrebbe utilizzare l’energia prodotta dalla scissione
di alcuni atomi, detti radioattivi, (convenzionalmente si utilizza
un isotopo dell’Uranio, il 238, molto più abbondante in natura
rispetto all’isotopo 235) i quali, bombardati da particelle subatomiche,
si spaccano e la loro rottura produce una enorme quantità di energia.
La stessa rottura produce delle altre particelle che urtano gli atomi
circostanti provocando quella che viene definita “reazione a catena”
la quale, se non controllata, provocherebbe un’esplosione di entità
catastrofiche: la Bomba Atomica.
Il prodotto della reazione, che nelle centrali nucleari viene ontrollata
attraverso l’inserimento di barre di grafite, è rappresentato
dall’energia prodotta più una certa quantità di “rifiuti”,
identificati con il termine di scorie le quali evidentemente sono radioattive
anch’esse.
Il problema principale attualmente è costituito proprio dallo stoccaggio
a lungo termine delle suddette scorie (le quali necessitano per la loro
degradazione di un numero elevato di anni) in quanto il controllo della
centrale è assicurato dai nuovi strumenti di check-up e
gestione della produzione che hanno avuto una notevole evoluzione negli
ultimi anni soprattutto per merito della notevole attività di Ricerca
e Sviluppo da parte dei produttori.
Infine si potrebbe utilizzare l’energia prodotta da un’altra
reazione nucleare, quella che avviene sul Sole, grazie alla quale gli
atomi di Idrogeno, per via delle alte temperature presenti sulla nostra
Stella, si fondono per formare atomi di Elio. Questa reazione è
nota come fusione nucleare ed il suo utilizzo risolverebbe tutti i problemi
legati alla produzione di energia in quanto innanzitutto utilizzerebbe
un elemento molto abbondante in Natura (l’idrogeno) e poi l’energia
prodotta da soli 10 grammi di combustibile sarebbe sufficiente a soddisfare
il fabbisogno di corrente elettrica di un uomo per un anno intero!
In base a ciò si potrebbe pensare all’utilizzazione delle
FER per la produzione di energia a livello residenziale
e relegare l’uso delle centrali nucleari per fornire corrente elettrica
ai grandi impianti industriali o ad integrazione delle fonti alternative
qualora il loro apporto risultasse insufficiente,nell’attesa della
fusione nucleare che da sola sarebbe in grado di fornire energia a tutto
il Pianeta. Per sempre.
Carmine
Di Lascio
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